L’albero degli impiccati

Giunse all’albero degli impiccati e vide dieci corpi penzolare. Nebbia e freddo erano corredo al suo tabarro di lana pesante. Il giorno prima aveva ucciso. Il mese prima era scappato da Buturo. L’anno prima aveva seppellito sua madre. Era un brigante pericoloso, diceva la gente. Lui accarezzava il coltello e si vedeva bambino quando rubava le ciliegie dal giardino della signora Maria Caliò. E di quella volta in cui tornò a casa con un merlo quasi morto chiedendo a suo padre di salvare l’animale. E vide il vecchio Antonio prendere un bastone di nocciolo e picchiare forte sul volatile facendogli scoppiare le viscere in petto. E vide il vecchio Antonio prendere un bastone di nocciolo e picchiare forte sulla sua schiena facendolo rantolare a terra dal dolore. Senza parole, senza spiegazioni, senza tradire un’emozione. E lui guardava i dieci corpi penzolare. E si sentì stanco. Il cane distese le zampe chiamando una carezza mentre in lontananza apparivano le sagome lente di due carabinieri.

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