James and The Dreams

«Could u wake me up at 7:00 and could u leave me a couple of dollars. P.S. Keep this paper. Imma be a star». James Harden ha dodici anni e le idee maledettamente chiare quando scrive questo biglietto per la madre. Vive a Compton, uno dei sobborghi più malfamati di Los Angeles. Suo padre è in carcere e lui ha solo il basket come deterrente alla delinquenza. Una storia americana già scritta e letta. Il ragazzo vince un paio di titoli statali con la Artesia High School, passa ad Arizona State e nel 2009 viene scelto dagli Oklahoma City Thunders alla terza chiamata del draft. Finisce in una squadra stellare con Kevin Durant e Russell Westbrook. Nel 2011 esplode definitivamente, viene eletto miglior Sesto Uomo della lega e raggiunge le finali NBA, perse contro i Miami Heat. I Thunders gli offrono un rinnovo contrattuale da 55 milioni di dollari per quattro anni ma il giocatore rifiuta e si accasa agli Houston Rockets dove mira a diventare un giocatore franchigia. È il 2012. Dopo tre anni arriva Mike D’Antoni come allenatore e The Beard viene spostato dal ruolo di guardia a quello di play-maker. Una vera e propria svolta nella sua carriera. Nell’estate del 2017 i Rockets decidono di estendere il suo contratto e gli offrono 228 milioni per quattro anni. Harden accetta: fino al 2023 sarà il giocatore più pagato di tutta la NBA. Il giocatore è ormai un’icona planetaria. Grazie anche al suo particolare stile che diventa unico grazie alla folta barba che gli incornicia il viso. Il ragazzo fa ampio sfoggio del suo denaro tra una collezione di orologi e una di super car. Senza, però, dimenticare i più deboli con l’Harden Team, una fondazione benefica.

 

Mamma che noia!

 

E, poi, in una piega della sua vita ecco la piccola notizia che lo rende umano e, ammettiamolo, anche simpatico. Tutto merito, o colpa, di Drake. Il rapper canadese, infatti, decide di festeggiare la fine della carriera di tre spogliarelliste in uno strip club di Houston e lo fa inscenando un vero e proprio evento in cui vengono issate le maglie con i nomi delle ragazze sul soffitto del locale. Proprio come viene fatto con i giocatori NBA più forti, la cui canotta viene ritirata dalle proprie squadre e appesa sulla volta del palazzo dello sport. Le foto della “cerimonia” fanno il giro dei social e nella cittadina texana sono in molti a ridere di gusto. Fino a quando, durante il programma radiofonico Joe Budden Podcast, viene sganciata la bomba: in quel locale è stata appesa anche la maglia di Harden. Boom! Nella puritana e bigotta America la cosa sconvolge parecchi. Perché il 13 campeggia in un locale così sordido? Si scatena un tam tam mediatico e si viene a sapere che, in realtà, all’interno del Dreams (questo l’evocativo nome dello strip club…) c’è, in realtà, un enorme banner con la foto di James Harden in azione…di gioco. I responsabili del club non confermano, non smentiscono e non spiegano. Eppure quel banner compare nei post instagram di alcuni frequentatori, Drake compreso. Fino a quando non viene scovato il post facebook della ballerina Jasmin Tayolor che, sotto la foto di un pacco di dollari, scrive: «Lonng but great night thanks to James Harden 🙂 #blessed». In poche parole il significato del tutto. 1) Harden è un frequentatore del Dreams. 2) Harden è un grande frequentatore del Dreams. 3) Harden è un così grande frequentatore del Dreams che gli hanno dedicato un banner. Poi ci sarebbe la storia del “lungo” tempo passato al Dreams ma qui, onestamente, scatta solo l’invidia di chi non può permettersi serate del genere. Scherzi a parte, il fatto che un giocatore NBA frequenti posti del genere non è una grande novità. Ma che la sua benemerenza in tale ambito spinga alla creazione di un gonfalone fa parecchio ridere. Con buona pace dei due dollari chiesti alla mamma a dodici anni e che oggi sono sicuramente finiti nelle mutande di qualche maggiorata a Stelle e Strisce in compagnia di tanti altri fratelli verdi.

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