Il mio mondo è Venezia

Io da qui sento il loro profumo. Aspetto aprile, forse maggio. Sono corte, larghe e schiacciate con un colore verde che può virare al grigio. Per prenderle usiamo le trezze, poggiandole sul fondo della laguna. E poi ci aiutiamo con le serraglie. Boccino lanciato…adesso vediamo! Le serraglie sono dei cassoni fatti di pali, li mettiamo in... Continue Reading →

Welcome to Miami

A Miami si mangia il pollo. Tanto pollo. Troppo pollo. Per fortuna lo cucinano in maniera variegata: fritto, fritto fritto, frittissimo, molto fritto. E grigliato. Io ho mangiato pollo come tutti i polli che mangiano a Miami. Costava poco ed era buono ma non buonissimo. Perché dopo dieci giorni di croccante ripetitività anche il caviale... Continue Reading →

Verona a 40 cm da terra

Mi chiamo Gaia e sono un labrador nero. Ho undici anni e ne compio dodici il 13 ottobre. C'è tempo, quindi. Sono un cane. Per questo ho pensieri basici: ho sonno, devo fare la pipì, sono contenta di vederti, devo fare la cacca e ho fame. Quella sempre, tanta. Ogni tanto rubacchio qualcosa da mangiare,... Continue Reading →

Aperitivo

«Certo la città non è più quella di una volta». Oddio, dove vuole arrivare? «Troppi stranieri, troppi negri. Non ho niente contro di loro. Poverini, non mi hanno mai fatto niente di male. Però sono troppi». Lo sapevo, comincia a farmi male lo stomaco. «Per fortuna adesso c’è un sindaco di destra. Come si chiama?».... Continue Reading →

La mosca

Seduto sulla sedia di paglia con il bicchiere di vino poggiato sopra il tavolo di legno, lo sguardo duro sotto il cappello e il bastone curvo nella mano sinistra. La mosca ferma sull’indice della mano destra. Il dito si muove di scatto, la mosca si alza e si abbassa di nuovo. Sull’indice della mano destra.... Continue Reading →

Non solo pugni

Ricordo il caldo. E il rumore di chi trattiene il fiato. Una sensazione emozionale più che una percezione uditiva: una chiara aspettativa che si verificava tra un colpo e l’altro. Un colpo e un colpo e un colpo. Se tolgo dalle mie orecchie la lotta, rimane solo l’attesa. E l’attesa s’impadronisce di quei volti che... Continue Reading →

L’elefante di pezza

Sono un elefante di pezza. Ho grosse orecchie e lunghe zanne, tutto decisamente morbido. Sono grigio di colore ma la pancia è inspiegabilmente bianca. Non ho bocca eppure la proboscide cade sopra un’espressione compiaciuta. Onestamente sono bello, simpatico sicuramente. Un tipo, si direbbe. Non ho un nome, anche se chi mi ha comprato tende a... Continue Reading →

L’albero degli impiccati

Giunse all’albero degli impiccati e vide dieci corpi penzolare. Nebbia e freddo erano corredo al suo tabarro di lana pesante. Il giorno prima aveva ucciso. Il mese prima era scappato da Buturo. L’anno prima aveva seppellito sua madre. Era un brigante pericoloso, diceva la gente. Lui accarezzava il coltello e si vedeva bambino quando rubava... Continue Reading →

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